“Ci siamo appena lasciati alle spalle un anno complesso, segnato da una permanente instabilità geopolitica e da trasformazioni rapide”, dichiara Luciana Ciceri, presidente di API (Associazione Piccole e Medie Industrie). “Il sistema produttivo è sempre più affaticato, lo mostrano segnali evidenti. Ma le PMI manifatturiere entrano ora in una fase decisiva: dobbiamo reagire con coraggio, sviluppando nuove competenze e strategie per crescere”.
In effetti, secondo i dati rielaborati dall’Ufficio Studi di API, tra il 2022 e il 2025 nelle province di Milano, Monza Brianza e Lodi hanno chiuso oltre 3000 imprese manifatturiere. Se si ipotizza una media di 10 dipendenti per azienda, si può parlare di una perdita di oltre 30 mila posti di lavoro.
Sono numeri che indicano una deindustrializzazione profonda o una ristrutturazione del sistema produttivo?
Secondo Luciana Ciceri, le cause sono: una politica industriale assente da anni; la fiscalità tra le più alte d’Europa (43,1% è il peso del carico fiscale in Italia, 1,9 punti sopra la media UE); il costo dell’energia elettrica vale 5,4 miliardi in più rispetto alla media UE; la difficoltà nel reperire manodopera qualificata; un accesso al credito non più orientato alle idee e alla capacità imprenditoriale, ma sempre più costoso e selettivo.
“Guardando più a fondo”, aggiunge la presidente di API, “si possono sommare criticità di lungo periodo: la “glaciazione demografica”, che ridurrà del 20% la popolazione in età lavorativa entro il 2050; una burocrazia che frena il 74% degli imprenditori; tempi della giustizia troppo lunghi e servizi pubblici non all’altezza; un contesto internazionale sfavorevole: l’UE ha perso il 6,8% della quota sul PIL mondiale in vent’anni e i dazi statunitensi rischiano di frenare ancora la crescita. L’automotive, settore chiave della nostra manifattura, continua a contrarsi”.
“Trasformare le sfide in opportunità, insieme”

Nonostante questo scenario, nel triennio 2021-2024, in piena crisi tra guerre e inflazione, il PIL italiano è cresciuto in media del +2,1%, contro il +1,6% dell’UE. Infatti, le imprese stanno investendo nella transizione digitale e sostenibile per alleggerire i costi energetici e per competere a livello internazionale, aumentano l’export, assumono e restano il primo motore occupazionale d’Europa nella manifattura.
“Dalla legge di bilancio 2026, che punta positivamente sul rigore, però le PMI si aspettavano un sostegno più deciso, a partire dalla Transizione 5.0 per gli investimenti in tecnologia, una maggiore semplificazione burocratica, azioni per ridurre i costi energetici e misure per il ricambio generazionale”, si avvia a concludere Luciana Ciceri.
“Se vogliamo far parte del nuovo assetto produttivo, noi imprenditori non possiamo restare soli, la rappresentanza degli interessi è fondamentale. Il ruolo di API è sempre più strategico a tutela delle scelte degli imprenditori attraverso progetti per sostenere il fare impresa con strumenti concreti, formazione mirata e occasioni di confronto.
Nel 2026 festeggiamo 80 anni di attività associativa con lo stesso impegno: riaffermare il valore delle PMI manifatturiere come motore dell’economia lombarda ed essere il punto di riferimento al fianco degli imprenditori per scelte più consapevoli. Insieme possiamo trasformare le sfide in opportunità per le PMI”.



