L’eccellenza della plastica rilancia Italia ed Europa

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Presentato al Workshop Ambrosetti di Villa d’Este uno studio sulla filiera delle materie plastiche in Italia e in Europa

Non capita spesso, almeno nel nostro paese, che la filiera gomma-plastica venga portata all’attenzione dei decisori politici, della grande finanza e dei media. In genere se ne parla in occasione di gravi incidenti, ristrutturazioni aziendali o quando diventa bersaglio di campagne ambientaliste.

Non si può quindi che apprezzare la presentazione di un esteso studio sul settore delle materie plastiche avvenuta all’ultimo Workshop Ambrosetti di Villa D’Este, evento di rilievo internazionale al quale partecipano – strettamente su invito – capi di stato, ministri, premi Nobel, dirigenti d’azienda ed economisti. Scopo dei seminari, dibattiti e presentazioni di ricerche settoriali è l’elaborazione di previsioni sullo scenario economico e geo-politico mondiale, a livello europeo e italiano.

Spina dorsale del manifatturiero

Lo studio “L’eccellenza della filiera della plastica per il rilancio industriale dell’Italia e dell’Europa”, commissionato a The European House – Ambrosetti dall’industria delle materie plastiche con il supporto delle principali associazioni di settore (Federazione Gomma Plastica, Assocomaplast, Federchimica – PlasticsEurope Italia), offre una panoramica della filiera, dalle materie prime al riciclo, mettendo in rilievo l’impatto a livello economico e sociale. Come rileva nell’introduzione Daniele Ferrari, presidente di PlasticsEurope Italia, dal report emerge come «Quest’industria sia la vera spina dorsale del comparto manifatturiero in Europa e in Italia, non solo per le profonde radici scientifiche e industriali che lo hanno caratterizzato fino a ora, ma anche in chiave prospettica».

Consumi in crescita

A dispetto del rallentamento economico, le prospettive per l’industria delle materie plastiche restano nel complesso positive, almeno a livello mondiale: i consumi continueranno a crescere nei prossimi anni, passando dagli attuali 235 milioni a oltre 300 milioni di tonnellate nel 2025. Ovviamente, alcune regioni cresceranno più di altre, ma questa è una lezione che abbiamo imparato. Con tutta probabilità, l’Europa non sarà più il motore del futuro sviluppo del settore, ma resterà ancora per molti anni uno dei principali produttori di materie prime e di tecnologie di lavorazione, oltre che un importante mercato finale.

[quote style=”2″]“Servono misure puntuali per promuovere una strategia di posizionamento dell’Italia attraverso la valorizzazione del ciclo completo della plastica in chiave di opportunità economico-competitiva”[/quote]

Italia protagonista in Europa

Nel Vecchio Continente, la filiera gomma-plastica occupa oggi circa 1,5 milioni di addetti, con oltre 62.000 aziende attive e un giro d’affari di circa 300 miliardi di euro. In questo contesto, l’Italia gioca un ruolo di comprimario, essendo il secondo paese europeo per consumo di plastica e costruzione di macchine impianti, dopo la Germania, posizionandosi terzo anche per capacità di trasformazione. Complessivamente – rileva lo studio – operano nel nostro paese circa 11.000 imprese, molte (troppe) piccole e medie: sono il 18% di quelle europee e danno lavoro a 160.000 addetti (11% del totale UE-27), generando un giro d’affari intorno ai 43 miliardi di euro (14%).

La filiera delle materie plastiche in Italia

Produzione materie plastiche

Trasformazione materie plastiche

Macchinari per materie plastiche

Riciclo rifiuti plastici

Imprese

360

9.410

900

300

Occupati

13.000

129.000

13.500

2.000

Fatturato (mld €)

7,1

31,0

4,0

0,5

Export (mld €)

5,7

12,2

2,6

n.d.

Saldo comm. (mld €)

-3,8

5,9

1,9

n.d.

Fonte: rielaborazione The European House – Ambrosetti su dati PlasticsEurope, Assocomaplast e Assorimap, 2013

Sono numeri che mettono in luce il ruolo della filiera gomma-plastica per la tenuta e il futuro rilancio del settore manifatturiero in Europa, divenuta una priorità delle politiche economiche comunitarie. Secondo i ricercatori, infatti, un aumento del 10% del valore aggiunto nel comparto può spingere verso l’alto del 4,4% il valore aggiunto dell’industria manifatturiera europea. E, in vista dell’obiettivo UE di raggiungere con il manifatturiero una quota del 20% del PIL entro il 2020, questo apporto è tutt’altro che marginale.

Quanto pesa in Italia?

I benefici economici e sociali riguardano anche il nostro paese: ogni 100 euro di PIL prodotto nella filiera plastica-gomma genera un valore aggiunto di 58 euro nelle altre attività manifatturiere. A livello macroeconomico – in un periodo in cui tutti guardano al PIL con apprensione – la crescita del 10% del giro d’affari dell’industria della plastica e gomma potrebbe contribuire a un incremento dello 0,6% del PIL, portando alla creazione di oltre 40.000 nuovi posti di lavoro. Restando in ambito occupazionale, un nuovo posto di lavoro creato nel settore è in grado di generarne altri 2,7, in virtù degli impatti sia a livello industriale, sia sulla domanda di beni e servizi (indotto).

Il peso della filiera italiana della plastica sul totale dell’UE-27

Aziende

Fatturato

Occupati

Produzione

14%

8%

8%

Trasformazione

17%

16%

11%

Macchine

24%

24%

14%

Riciclo

30%

25%

7%

Totale

18%

14%

11%

Fonte: rielaborazione The European House – Ambrosetti su dati PlasticsEurope, Assocomaplast e Assorimap, 2013

Un componente non trascurabile della filiera è la raccolta e il riciclo di materie plastiche, dove – a livello europeo – è italiana un’azienda su tre del comparto. Nel nostro paese si recupera il 51% dei rifiuti plastici, in parte destinato al riciclo (circa 800.000 tonnellate), in parte riutilizzato a fini energetici (900.000 tonnellate).

Per un rilancio della filiera

La seconda parte della ricerca Ambrosetti esamina le criticità della filiera gomma plastica italiana e avanza alcune proposte per il suo rilancio, da supportare attraverso una politica industriale coerente.

Secondo i ricercatori, il settore ha bisogno di creare massa critica, essendo allo stato attuale ancora troppo frammentato: otto imprese su dieci hanno meno di 20 addetti, e solo il 6,2% rientra nella classificazione di media azienda (contro il 23% della Germania). Bisogna quindi favorire la creazione di grandi cluster industriali, spingendo l’innovazione lungo alcuni assi portanti, che dovrebbero raccordarsi con le altre eccellenze del Made in Italy. Obiettivo della politica industriale dovrebbe quindi essere la fondazione di fattori localizzativi, che mantengano la base industriale insediata e siano capaci di generare nuove imprese.

Dimensioni e integrazione, aspetti critici

Aziende più grandi quindi, ma anche meglio integrate e maggiormente produttive per competere a livello internazionale. Un risultato che – secondo gli analisti chiamati a redigere lo studio – si può raggiungere seguendo l’esempio dei paesi del Centro e del Nord Europa, attraverso l’ottimizzazione dimensionale e un radicale incremento dell’efficienza degli assetti produttivi esistenti. Per esempio, si stima che in Germania, nel 2030, l’industria chimica nazionale riuscirà a incrementare la produzione degli impianti del 40% rispetto ai livelli del 2011, a fronte di un aumento del 15% nel consumo di materie prime e dell’8% nel consumo di energia.

Terzo aspetto su cui puntare – e non è una novità – è lo stimolo dell’innovazione a tutti i livelli, dalla ricerca di base a quella applicativa, focalizzandola però su aree strategiche selezionate e ben integrate con le attività industriali di eccellenza.

[quote style=”2″]“Per ripartire è necessario costruire un grande cluster nazionale di eccellenza per la plastica con un modello pubblico-privato”[/quote]

Scommettere sul riciclo

Una seconda linea di intervento riguarda il fine vita e il riciclo dei rifiuti, attraverso la promozione di “una strategia di posizionamento dell’Italia attraverso la valorizzazione del ciclo completo della plastica in chiave di opportunità economica-competitiva”. In altre parole, si tratta di rendere più efficiente l’intero ciclo della raccolta dei rifiuti, vietarne lo smaltimento in discarica e favorire l’ammodernamento degli impianti, attraverso incentivi fiscali e la semplificazione del quadro normativo. Un obiettivo che potrebbe essere raggiunto potenziando la termovalorizzazione dei rifiuti in plastica, magari replicando le best practice già oggi esistenti nel nostro paese.

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