Gli USA scommettono sullo shale gas

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Negli Stati Uniti la produzione di shale gas (cos’è lo shale gas?) è passata dai 59 miliardi di metri cubi nel 2008 a oltre 175 miliardi di metri cubi l’anno scorso, con più di 30.000 pozzi in esercizio. Questa fonte energetica copre oggi circa un terzo dei consumi totali di gas, ma si prevede che tale quota salirà al 46% entro il 2030.

Secondo uno studio pubblicato da Cefic, la disponibilità di shale gas sta ampliando il divario dei prezzi del gas naturale praticati in Europa e negli Stati Uniti. Sul mercato americano, il prezzo del gas fino al 2005 era intorno a 8 dollari per MBTU (l’unità termica britannica) superiore a quello praticato in Europa. Il cambio di paradigma avviene a partire dal 2008, quando il prezzo del gas USA, anche grazie ai nuovi giacimenti non convenzionali, inizia a scendere fino a toccare i 3 dollari per MBTU, contro i 9-12 dollari per MBTU dell’Europa (e i quasi 15 dollari praticati in Estremo Oriente). Negli ultimi anni, gli USA sono diventati indipendenti dalle forniture estere, tanto che gli operatori energetici stanno convertendo i terminali dall’import all’export di gas naturale liquefatto.

Un andamento analogo si registra per il costo dell’etilene: da una sostanziale parità mantenuta fino al 2005, il gap tra Europa e USA si è progressivamente allargato fino a raggiungere, l’anno scorso, i 700 euro a tonnellata. In un mercato come quello europeo che consuma circa 20 milioni di tonnellate annue di etilene, questo differenziale vale all’incirca 14 miliardi di dollari l’anno. La ragione è legata ai differenti feedstock di partenza: petrolio in Europa, shale gas in America. I costi dell’etilene a tonnellata, secondo le stime Cefic, nel 2012 erano pari a 485 dollari in Medio Oriente, 501 dollari negli Stati Uniti e ben1.200 dollari in Europa.

Disporre di gas naturale a basso costo offre un doppio vantaggio competitivo all’industria chimica statunitense: per i feedstock più economici, innanzitutto, ma non solo. Essendo la petrolchimica un’industria estremamente energivora – si calcola che circa il 75-80% dei costi totali di un impianto siano connessi direttamente o indirettamente all’energia –, lo shale gas rende più economico l’intero processo di produzione, con ripercussioni a catena sulle industrie a valle, che possono beneficiare di materie prime e intermedi a buon mercato (plastiche e gomme, per esempio).

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