Bioplastiche: una corsia separata per il riciclo

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Potrebbe nascere un settimo consorzio di filiera all’interno di Conai. Ai tradizionali materiali per imballaggi raccolti in modo differenziato – legno, metalli, vetro, carta e plastica – si potrebbero, infatti, presto aggiungere anche le bioplastiche, che aspirano a un circuito separato in virtù del diverso fine vita a cui sono assoggettate: il compostaggio.

In esame al Parlamento

L’apertura verso un consorzio autonomo è contenuta nel Disegno di Legge collegato alla legge di stabilità 2014, “Disposizioni in materia ambientale per promuovere misure di green economy e per il contenimento dell’uso eccessivo di risorse naturali”, già approvato dal Consiglio dei Ministri e ora al vaglio del Parlamento.

L’articolo 19 del DDL introduce infatti una modifica all’articolo 223 del Decreto Legislativo 3 aprile 2006, n. 152, istitutivo dei consorzi di filiera, che recita: “I produttori di materie prime compostabili e i produttori di imballaggi realizzati con materiali compostabili possono costituire un consorzio che opera su tutto il territorio nazionale; i produttori e gli utilizzatori che aderiscono a tale Consorzio sono esclusi per tali materiali dall’obbligo di partecipare ai consorzi di materiali di imballaggio di cui all’allegato E”.

Risorse per promuovere il compostaggio

Per i produttori di imballaggi in plastica biodegradabile e compostabile – che oggi versano il Contributo Ambientale Conai (CAC) a Corepla, il consorzio di filiera per la raccolta e riciclo di imballaggi in plastica – si tratterebbe di un affrancamento da un circuito che non sentono proprio, anche perché il fine vita non è lo stesso: riciclo meccanico o termovalorizzazione per le plastiche tradizionali, compostaggio o riciclo per quelle biodegradabili, che siano biobased o meno. Come non è lo stesso il circuito di raccolta: sacco della plastica nel primo caso, frazione organica nel secondo.

Molti consensi

Versari
Marco Versari

L’ipotesi trova, per una volta, alleati i produttori di bioplastiche, i trasformatori e i riciclatori di materie plastiche, che da tempo accusano i diversi materiali di inquinare i rispettivi circuiti di recupero. «La proposta del Governo è un importante riconoscimento alla filiera – nota Marco Versari, presidente di Assobioplastiche –. Le risorse provenienti dal contributo ambientale, incanalate in un consorzio separato, potrebbero essere impiegate per promuovere e sensibilizzare a livello locale il valore aggiunto che le plastiche apportano alla raccolta dell’umido e per un compostaggio di migliore qualità, che costituisce il naturale fine degli imballaggi realizzati con biopolimeri».

Nelle intenzioni di Assobioplastiche, il nuovo consorzio resterebbe in ogni caso sotto l’ombrello di Conai. Il Consorzio per ora non sembra prendere posizione, limitandosi a dare risalto a uno studio che minimizza l’effetto degradante delle frazioni biodegradabili nel riciclo meccanico della plastica convenzionale.

Giorgio Quagliuolo
Giorgio Quagliuolo

Corepla segnala invece il ridotto impatto delle bioplastiche sul sistema, in termini di volumi: «Nessuna preclusione alla nascita di un nuovo soggetto – commenta il presidente di Corepla Giorgio Quagliuolo –. C’è solo da chiedersi se sia giustificato dal punto di vista economico un consorzio limitato alle bioplastiche, che si dovrebbe occupare di gestire non più di 30-40.000 tonnellate annue di rifiuti. Sarebbe più logico e lungimirante creare un consorzio che si occupi, più in generale, di tutti i rifiuti organici».

D’accordo i riciclatori europei

L’idea di un consorzio separato per le bioplastiche piace anche ai riciclatori europei, raccolti nell’associazione Plastics Recyclers Europe, che più volte hanno chiesto di tener separati i flussi di materiali nelle fasi di raccolta e riciclo meccanico. «La nascita di questo consorzio consentirebbe da un lato di fare chiarezza sui rispettivi ambiti di lavoro, a vantaggio sia della qualità del riciclo sia dei suoi costi – commenta da Bruxelles l’associazione –, dall’altro rappresenta uno spunto di riflessione sull’estrema opportunità di evolvere verso una pluralità di consorzi di gestione dei rifiuti di imballaggi plastici. Questo permetterebbe, al Sistema Conai in Italia, di specializzare la gestione degli imballaggi in plastica che oggi vede un unico consorzio gestire materiali – diversi per modalità di utilizzo e di raccolta – quasi sempre tra loro incompatibili».

Il Disegno di legge – come abbiamo detto – non è ancora in vigore: prima deve passare il vaglio delle due Camere e non è detto che giunga integro alla fine dell’iter parlamentare, anche se non sembra esserci, su questo tema, un significativo contrasto politico o di lobby. Ma, come il passato insegna, nei meandri dei palazzi romani qualche pagina può sempre perdersi lungo la strada.

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