Nasce al MIT il sacchetto di plastica a biodegradazione programmata

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Sempre di più i marchi vendono ben oltre i meri prodotti: vendono esperienze, stili di vita e, ove riescono, ideali. All’universo concettuale della prestazione, per esempio, i brand di articoli per lo sport e il tempo libero affiancano oggi il tema della sostenibilità. È questa l’idea alla base della collaborazione tra Puma e MIT (Massachusetts Institute of Technology) Design Lab, che hanno avviato un progetto di biodesign per lo sviluppo di scarpe sportive “intelligenti”, custodite in un packaging a degradazione programmata.

Un progetto di biodesign

Da dove nasce questa intelligenza? Prima di tutto dalla capacità di sfruttare le potenzialità del materiale biologico, per esempio batteri e miceli dei funghi. L’elemento hi-tech è invece affidato alla macchina per bioprototipazione di Biorealize, la start up creata dai ricercatori dei dipartimenti di Design e di Biologia dell’Università di Pennsylvania, che con la piattaforma Microbial Design Studio fornisce la possibilità di progettare, coltivare e testare organismi geneticamente modificati. La macchina, di concezione modulare, facilita la costruzione di macromolecole – per esempio proteine – in modo ripetibile, sperimentando diverse configurazioni e condizioni di coltura tra loro confrontabili.

Il packaging che si degrada dopo l’uso

Come dicevamo, le scarpe sono contenute in un involucro gonfiabile che può essere programmato per autodistruggersi dopo l’uso. Realizzato con un elastomero biodegradabile, contiene lievito per gonfiare le pareti e un batterio geneticamente modificato che lo sgonfia a tempo debito disgregando il materiale. Per assumere la forma adeguata a contenere le scarpe, l’imballaggio viene surriscaldato e, gonfiandosi, le avvolge come un cuscino d’aria. Una volta raggiunta una certa dimensione ed entrati in contatto con l’induttore, i batteri innescano la distruzione del materiale che costituisce il packaging, la cui vita utile può essere calibrata stampando nell’elastomero inibitori chimici dedicati che bloccano il processo di biodegradazione.

Solette smart in silicone

Le solette usa-e-getta intelligenti sono realizzate in silicone, materiale ideale per applicazioni a contatto con il corpo perché confortevole e anallergico: è utilizzato come matrice dalla geometria articolata e personalizzata, che accoglie colture microbiche in grado di monitorare i parametri biochimici vitali di chi le calza, rilevandone il cambiamento durante la corsa e gli allenamenti di routine. La soletta è costituita da tre strati. Il primo consiste di mini cavità riempite di batteri e di un mezzo funzionalizzato al rilevamento delle diverse sostanze presenti nel sudore e al conseguente rilascio di agenti chimici che modificano il pH e la conducibilità della suola. Il secondo strato è composto da una rete di circuiti elettrici che registrano le variazioni biochimiche trasmettendole a micro controller presenti nel terzo strato della soletta, ove sono trasformate in informazioni digitali che possono essere inviate a dispositivi smart per la tracciatura di pattern e l’elaborazione di modelli dell’attività fisica effettuata dall’utilizzatore. Queste informazioni gli permettono di prevedere e valutare esercizi e prestazioni.

Tomaia ad aerazione progressiva

Cuore delle calzature “ad aerazione progressiva” è la tomaia, costituita da un materiale biodegradabile, pensato nei colori bianco e nero, intessuto di microrganismi che proliferano per effetto del calore del piede consumando il mezzo gelatinoso in cui sono inglobati. In corrispondenza delle zone con maggiore sudorazione, i batteri ricamano un vero e proprio traforo che permette una ventilazione personalizzata sulla fisicità e sulle abitudini di training dell’utilizzatore.

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