Plastica: il futuro del packaging è pulito

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Sono undici le multinazionali dell’industria alimentare, detergenza e cosmesi, distribuzione e imballaggio che hanno risposto all’appello lanciato da Ellen MacArthur Foundation impegnandosi a passare, entro il 2025, a packaging in plastica riutilizzabili, riciclabili o compostabili, e di utilizzare quantità sempre maggiori di materiali rigenerati nei loro prodotti.

Il progetto The New Plastics Economy

Tra i firmatari si annoverano i principali marchi a livello globale, che nel complesso consumano ogni anno oltre sei milioni di tonnellate di imballaggi in plastica: Amcor, Ecover, Evian, L’Oréal, Mars, M&S, PepsiCo, Coca-Cola, Unilever, Walmart e Werner & Mertz. Una lista che si allunga con il passare del tempo e che potrebbe presto coinvolgere anche le aziende che ancora mancano all’appello per l’economia circolare lanciato con il progetto The New Plastics Economy. Tra i core partner dell’iniziativa ci sono anche l’italiana Novamont e Danone. Aggiungendo anche enti non governativi, università, centri di ricerca e privati, sono oltre 40 gli aderenti al progetto per una nuova economia della plastica. A queste aziende si sommano quelle che hanno aderito alla Fondazione come Global Partner, quindi non su un singolo progetto, tra le quali Solvay, Intesa San Paolo, Nike, Philips, Renault e Unilever. Insomma, il gotha dell’industria, con poche eccezioni.

Strategie per la Plastics Economy

Il piano The New Plastics Economy: Catalysing action elaborato da Ellen MacArthur Foundation si pone l’obiettivo di riutilizzare o riciclare il 70% degli imballaggi in plastica immessi sul mercato, quota oggi ferma al 14%. Il restante 30% delle confezioni, difficile o impossibile da trattare, potrebbe essere eliminato attraverso la prevenzione, ovvero riprogettando in modo radicale l’imballaggio.
Questa strategia di transizione verso un packaging più sostenibile si articola su diversi livelli: dal design e redesign degli imballi per ridurre la quantità di materiale impiegato o per renderli più facilmente riciclabili al potenziamento delle infrastrutture di raccolta e riciclo, fino allo sviluppo di nuovi modelli per un uso più efficiente di materiali e materie prime. In questo modo, secondo gli estensori dell’ambizioso progetto, il 20% degli imballaggi in plastica immessi al consumo potrebbe essere riutilizzato e il 50% riciclato in modo efficace, intervenendo in modo sostanziale sul design, i materiali o la composizione degli imballi, al fine di semplificarne la gestione post-consumo. Il restante 30%, destinato a discarica o termovalorizzazione, andrebbe invece progressivamente ridotto investendo nell’innovazione o nella sostituzione con soluzioni green.

Le strategie che trasformeranno il mondo del packaging? Redesign per ridurre la quantità di materiale impiegato o per un riciclo più facile, potenziamento delle infrastrutture di raccolta e riciclo, sviluppo di nuovi modelli per un uso più efficiente di materiali e materie prime

L’approccio di Coca-Cola

Le aziende hanno risposto all’appello riscrivendo o ampliando i propri piani di sostenibilità. Coca-Cola, per esempio, con il programma World Without Waste (un mondo senza rifiuti) si è impegnata a favorire il recupero, a livello mondiale, di un volume equivalente alle sue vendite di lattine e bottiglie entro il 2030 e arrivare a produrre, alla stessa data, imballaggi completamente riciclabili, con un contenuto di materiale rigenerato pari ad almeno il 50%, vale a dire il doppio rispetto all’attuale 21%. L’iniziativa è interessante: non potendo garantire la raccolta e il riciclo di tutti i propri imballaggi a livello mondiale, a causa dei differenti sistemi di gestione dei rifiuti (quando esistenti), il colosso di Atlanta utilizza il principio del volume equivalente, impegnandosi a favorire il recupero di un volume pari alla propria produzione, includendo anche bottiglie e lattine di altri produttori. «Il mondo ha un problema con gli imballaggi e, come tutte le imprese, abbiamo la responsabilità di aiutare a risolverlo» sostiene James Quincey, presidente e CEO di The Coca-Cola Company. «Attraverso la nostra visione “World Without Waste” stiamo investendo nel nostro pianeta e nei nostri imballaggi per contribuire a rendere questo problema un ricordo del passato».

Pepsi sullo stesso fronte di Coca-Cola

Sul tema ambientale si è impegnata anche la concorrente storica, PepsiCo, che nell’ambito del piano New Plastics Economy entro il 2025 punta a produrre solo imballaggi riciclabili o compostabili, ridurre l’impronta al carbonio del packaging e aumentare i tassi di recupero e di riciclo, attivando nel progetto anche PepsiCo Foundation. Obiettivi contenuti nel programma ambientale Performance with Purpose, che prevede di raggiungere gli obiettivi finanziari integrando la sostenibilità nella strategia di sviluppo. Il produttore USA di bevande sta lavorando su diversi fronti: per esempio, con la statunitense Danimer Scientific allo sviluppo di bioplastiche per imballaggi flessibili, oppure – attraverso la sua Fondazione – al progetto Closed Loop Fund, che prevede investimenti intorno ai 100 milioni di dollari per aumentare il tasso di riciclo dei rifiuti negli Stati Uniti, paese non proprio all’avanguardia in questo campo. Un altro progetto è stato avviato con 4.000 tra istituti scolastici, campus universitari e amministrazioni locali per recuperare bottiglie e lattine (dal 2010 ne sono state raccolte 93 milioni) investendo un milione di dollari in premi e incentivi.

Secondo i sostenitori del piano The New Plastics Economy, intervenendo in modo sostanziale su design, materiali e composizione, il 20% degli imballaggi in plastica immessi al consumo potrebbe essere riutilizzato e il 50% riciclato in modo efficace. Il restante 30% potrebbe ridursi investendo nell’innovazione o nella sostituzione con soluzioni green

Anche Unilever lavora al packaging riciclabile

Degna di nota è anche la presenza di Unilever, non fosse altro per la sterminata gamma di marchi (e relativi imballi) nel portafoglio della multinazionale anglo-olandese. Con la revisione del piano ambientale Sustainable Living Plan, Unilever si è impegnata a utilizzare entro il 2025 solo imballaggi in plastica riutilizzabili, riciclabili o compostabili, ove tecnicamente possibile. Entro il 2020 il gruppo pubblicherà l’elenco completo dei materiali plastici utilizzati negli imballaggi, contribuirà all’elaborazione di un protocollo per un impiego sostenibile di questi materiali e cercherà soluzioni per il recupero di imballi difficilmente riciclabili, come i multistrato, condividendole poi a livello industriale. Ciò si aggiunge agli obiettivi, annunciati negli anni scorsi, di ridurre di un terzo il peso delle confezioni entro il 2020 e di incrementare l’utilizzo di plastiche riciclate di almeno il 25% entro il 2025 (rispetto ai livelli 2015).
«Gli imballaggi di plastica giocano un ruolo molto importante nel rendere i nostri prodotti accattivanti, sicuri e piacevoli da usare per i consumatori» commenta il CEO di Unilever, Paul Polman. «Detto questo, è chiaro che, se vogliamo continuare a sfruttare i vantaggi di questo materiale versatile, dobbiamo fare di più come settore, per garantire una gestione responsabile di tali materiali e un uso dopo il consumo efficiente».
Nella compagine del progetto di Ellen MacArthur Foundation non ci sono solo utilizzatori di imballaggi, ma anche qualche produttore, come la multinazionale australiana Amcor. In questo caso, l’impegno non è di utilizzare, ma di produrre entro il 2025 solo imballaggi interamente riutilizzabili o riciclabili, e di incrementare in modo rilevante l’utilizzo di materiali riciclati, favorendo al contempo le attività di recupero di imballaggi a livello globale.

Il futuro delle bottiglie è il riciclo chimico

L’utilizzo di PET 100% rigenerato nelle bottiglie per acqua minerale, contro l’attuale 25%, è l’ambizioso obiettivo annunciato da Evian, fonte francese appartenente al gruppo Danone, che già produce imballaggi interamente riciclabili, anziché in PET grado bottiglia. Un risultato possibile grazie alla partnership con Loop Industries, che ridà nuova vita ai rifiuti in poliestere (anche poco “nobili” come le fibre dei tappeti) attraverso un processo di depolimerizzazione in continuo su larga scala. La resina che si ottiene dal riciclo chimico è analoga a quella vergine e ciò permette di impiegarla senza alcuna limitazione nella produzione di bottiglie o contenitori per alimenti. Il processo, inoltre, consente di riutilizzare all’infinito il materiale plastico senza la degradazione naturalmente connessa al riciclo meccanico.

Detergenza e cosmetica

Ecover si è posta lo stesso obiettivo – bottiglie e flaconi interamente ottenuti da plastica riciclata entro il 2020 –, ma seguirà una strada diversa per raggiungerlo, non dovendo sottostare ai vincoli del contatto con alimenti. Il produttore belga di detersivi e prodotti per l’igiene a basso impatto ambientale sta già lavorando all’obiettivo sia utilizzando solo plastiche riciclate meccanicamente per contenitore e tappo, sia sviluppando e introducendo confezioni in materiali biodegradabili e compostabili, al tempo stesso riciclabili.
In modo analogo sta lavorando la tedesca Werner & Mertz, anch’essa impegnata nel campo dei detergenti a basso impatto ambientale, che già oggi confeziona i suoi prodotti in imballaggi completamente riciclabili, ma che punta a utilizzare solo plastiche rigenerate entro il 2025.
Passando al settore cosmetico, il marchio francese L’Oréal ha annunciato che utilizzerà entro sette anni solo flaconi ricaricabili, riciclabili o compostabili. Obiettivo contenuto nel programma ambientale Sharing Beauty With All lanciato nel 2013, che si articola su quattro pilastri: innovazione sostenibile, produzione sostenibile, consumo sostenibile e sviluppo sostenibile. A questo fine, entro il 2002 tutti i fornitori strategici saranno valutati e selezionati sulla base della loro performance ambientale e sociale.

Anche la distribuzione si impegna

Un caso particolare è quello di Walmart, la popolare catena della distribuzione statunitense. In questo caso l’impegno non può essere totale, ma è limitato ai prodotti a proprio marchio, che saranno confezionati in imballi 100% riciclabili. Non solo: il colosso americano sta coinvolgendo i propri fornitori, grazie al suo potere di persuasione, nel Project Gigaton, che fissa obiettivi ambientali in termini di ottimizzazione degli imballaggi, requisiti di riciclabilità, utilizzo di materiali rigenerati od ottenuti da fonti rinnovabili, con l’obiettivo di ridurre le emissioni climalteranti. La sua fondazione, inoltre, è impegnata nel programma Closed Loop Fund per potenziare le infrastruture di raccolta e riciclo negli Stati Uniti.

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