La plastica che si autoripara

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Si sono auto-saldate in una notte le due parti in cui è stato tagliato questo pezzo in polimero elastico (Foto di Anne Lukeman)
Si sono auto-saldate in una notte le due parti in cui è stato tagliato questo pezzo in polimero elastico (Foto di Anne Lukeman)

La colla ha i giorni contati: presto non sarà più necessario intervenire per riparare crepe e rotture dei pezzi in plastica. È quanto promette una ricerca del team del professor Jianjun Cheng dell’Università dell’Illinois, che ha sviluppato una plastica capace di ripararsi in modo del tutto autonomo. Più precisamente, si tratta di una poliurea, un elastomero spesso impiegato per il rivestimento di tubi o nella produzione di fibre sintetiche. Ancora in fase sperimentale, l’invenzione potrebbe trovare uno sbocco commerciale in diversi ambiti, non ultimo quello legato ai prodotti tecnologici, spesso soggetti a sollecitazioni e usura soprattutto nell’epoca dei dispositivi portatili.

Una delle caratteristiche più interessanti del progetto, che di fatto lo rende diverso da altri di questo tipo, è rappresentata dal fatto che tutti gli elementi facenti parte del composto (mantenuto al momento top secret) sono già disponibili sul mercato e non contengono sostanza tossiche. Questo potrebbe contribuire a mantenere contenuti i costi di produzione.

Nel video un ricercatore mostra le potenzialità del materiale: dapprima viene colato il composto liquido all’interno di un contenitore per dargli la forma voluta, poi lo si lascia riposare a temperatura ambiente per un giorno intero così che possa solidificare. Una volta pronto, viene inciso a circa metà della sua lunghezza con un taglierino, tanto da arrivare quasi a provocarne la divisione in due parti. È qui che entra in gioco l’innovativa abilità della plastica: se rimesso nella posizione originale e sottoposto a una leggera pressione, il pezzo si salda nuovamente in prossimità della rottura in circa un’ora. Portando la temperatura a 37 °C la reazione diventa più veloce.

La composizione del materiale e come riesce a ripararsi in modo del tutto autonomo (Foto Jianjun Cheng)
La composizione del materiale e come riesce a ripararsi in modo del tutto autonomo (Foto Jianjun Cheng)

Il processo non richiede catalizzatori: la forma allungata delle molecole che compongono il polimero è la chiave di tutto. Oltre a rendere il materiale molto resistente ed elastico, le molecole sono in grado di unirsi nuovamente dopo essere state separate, creando un legame talvolta più saldo che in precedenza.

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