L’impegno concreto di AIPE nell’economia circolare: il compattatore per EPS

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Risale al 1998 l’acquisto di un compattatore per polistirene, che AIPE, l’Associazione Italiana Polistirene Espanso, in questi anni ha messo a disposizione degli associati, a rotazione. Parliamo quindi di un’iniziativa intrapresa già vent’anni fa, quando l’attenzione per il recupero e riciclo era ben diversa da quella portata oggi alla ribalta dall’Economia circolare.

Adesso il compattatore è in Sipe

In questo periodo, la macchina è in comodato d’uso presso Sipe di Oggiono (Lecco), che la utilizza per ridurre il volume degli scarti prodotti dalla rifilatura dei blocchi e durante il processo di stampaggio. Il problema degli scarti è soprattutto economico – il contributo per l’EPS è uno dei più elevati imposti da Conai – e inoltre lo stoccaggio degli scarti nelle pertinenze aziendali occupa un volume troppo elevato. «Per questi motivi occorre trovare una forma di riutilizzo per tutto il materiale di scarto», sostiene Vittorio Antonelli, titolare dell’azienda lecchese, che ha messo a punto una procedura dedicata.

La filiera del riutilizzo in Sipe

Gli scarti triturati finemente vengono convogliati in un silos collegato al compattatore, che li riceve per caduta e li compatta automaticamente in barre a forma di parallelepipedo. Durante questa fase la densità dell’EPS passa da 10-30 kg/m3 a circa 350 kg/m3. Le barre vengono quindi collocate sui bancali e vendute ai riciclatori, che li trasformano in granuli di materia prima seconda, utilizzati dai produttori di polistirene estruso o di materie plastiche in generale.
Il compattato di EPS viene venduto a circa 200-300 euro/tonnellata nel caso in cui contenga impurezze, mentre per il materiale bianco senza impurezze il prezzo raddoppia.
«Poiché questo materiale allo stato normale ha bassa densità, se fosse caricato tal quale su un tir, il valore trasportato sarebbe bassissimo e non giustificherebbe la vendita», spiega sottolinea Antonelli. «Dopo la compattazione ogni autotreno porta circa 18-20 tonnellate di compattato, contro 1.200 kg del non compattato. Una bella differenza in termini di ricavo: il rapporto, infatti, è di circa 1 a 20».

Quanto costa

«I costi di compattazione sono abbastanza contenuti – si tratta solo di consumo elettrico – mentre l’incidenza della manodopera è quasi nulla, perché tutte le operazioni sono automatizzate. Il compattatore va semplicemente messo in funzione e poi, ogni circa 15 minuti si preleva la barra formata e tagliata per collocarla sul bancale. La lunghezza della barra si aggira intorno a 1-1,20 metri, in funzione delle dimensioni del bancale. In questo modo l’ingombro dell’automezzo è ottimizzato», conclude Antonelli.
Anche questo un bel vantaggio.

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