Etica, un valore da riscoprire

La competitività non è solo frutto del genio del singolo, ma della capacità di fare squadra, impresa, Paese. Perché in Italia non ne siamo capaci?

Siamo italiani e come tali viviamo l’eccezionale e il mediocre. Perché come individui riusciamo a eccellere in tutti i campi e come popolo non riusciamo a essere nazione? E, parlando del nostro settore, perché abbiamo tante piccole realtà produttive che faticano a sopravvivere, mentre i nostri concorrenti europei fanno rete e si pongono in posizione dialettica e paritaria nei confronti dei grandi gruppi automobilistici o dell’elettrodomestico?

Ritengo che sia l’etica del lavoro a differenziarci. In un’Europa politica che si dibatte in una crisi profonda di valori e in un’economia che viaggia a due velocità, mi chiedo quali cause storiche limitino fortemente il nostro paese a una crescita marginale e ad una bassa competitività pur vantando eccellenze in ogni ambito: culturale, tecnico, artistico.

Forse la ragione ha radici profonde. L’Italia, più che una giovane nazione, è un popolo di individui che per retaggio storico ha sempre anteposto il proprio interesse e tornaconto a quello della comunità, in un coacervo di Stati mai solidali e un papato che, prima dell’illuminismo e della rivoluzione francese, ha fatto delle divisioni la base del suo potere temporale sul mondo occidentale. Guelfi e Ghibellini nelle varie forme ancora oggi si contrappongono, con la prospettiva, per le proprie colpe, di un’individuale indulgenza morale o di un cattolico perdono a fronte di confessione e pentimento. Una convinzione portata avanti con il motto “ognuno per sé e Dio per tutti”, che rende molto più semplice e leggero il passaggio da un fronte all’altro.

Per il resto dell’Europa la formazione delle nazioni ha una genitura millenaria e, soprattutto per quelle del Nord ma in parte anche per la Francia, il protestantesimo e la riforma luterana hanno segnato una svolta nell’imporre all’individuo una responsabilità diretta delle proprie azioni, valutandone i comportamenti non solo dal punto di vista spirituale ma soprattutto civile, con una ricaduta sulla propria reputazione a livello sociale. Vale a dire, la disonestà non paga soprattutto per il disprezzo che ne deriva e il conseguente isolamento. Questo non significa che in Italia non esistano figure positive in ambito civile e sociale, come anche imprenditori e professionisti onesti, ma si tratta nel primo caso di spinte solidaristiche o iniziative dei singoli, spesso contrastate dal sistema, e nel secondo di tradizioni famigliari o radicate nel territorio. Il problema è che il sistema siamo noi.

Le conseguenze di questa lunga premessa sulla nostra realtà imprenditoriale sono le numerose aziende fallite o rinate per concordati truffaldini, modificando solamente la ragione sociale con un “Nuova” e sfruttando le lungaggini del sistema giudiziario. Le ricadute sulla realtà associativa nel mondo delle materie plastiche sono, per esempio, la presenza di ben 13 associazioni senza nessun coordinamento, mentre Francia e Germania ne contano due o tre con migliaia di aderenti. Ciò significa maggior circolazione delle informazioni, ottimizzazione di ricerca e sviluppo e maggior difesa degli interessi comuni nel rispetto delle singole specificità. Semplificando, questo significa la possibilità di condividere una soluzione innovativa, nella progettazione o nei processi produttivi, senza correre il rischio che venga utilizzata per sottrarre mercato ai partner ma ottenendo un beneficio comune superiore a quello del singolo.

La storia ha un peso, un peso inevitabilmente scritto nel DNA di un popolo. Modificare il codice genetico è difficile, ma non impossibile. La speranza che una mutazione intervenga non deve abbandonarci: l’evoluzione – anche se in tempi lunghi – sicuramente saprà trovare il modo di inserire nel genoma una sequenza di basi che corrisponde a solidarietà disinteressata, onestà intellettuale e responsabilità collettiva. Credo sia l’unica alternativa per creare una compagine sociale, culturale e produttiva capace di ridare competitività a un paese cui non bastano più il genio e la tenacia individuali.

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