Crescono i consumi di materie plastiche vergini nel 2017

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Un tablet mostra dei grafici con andamenti positivi
Nel 2017 il consumo di materie plastiche vergini è aumentato del 2%, toccando i 5,8 milioni di tonnellate

Il periodo più buio per il manifatturiero italiano sembra essere alle spalle, complice la tenuta delle esportazioni e la ripresa della domanda interna. A beneficiare del “new deal” sono stati soprattutto auto e beni strumentali – anche grazie agli incentivi governativi del piano Industria 4.0 –, ma hanno chiuso in positivo anche chimica e articoli in plastica e gomma. Per questi ultimi, il dato Istat relativo ai primi undici mesi dell’anno mostra un incremento dell’1,8% sullo stesso periodo del 2016, valore comunque inferiore all’andamento del settore manifatturiero nel suo complesso (+2,7%).

Lieve incremento nei consumi di plastiche

In linea con l’andamento della produzione manifatturiera, i consumi di materie plastiche vergini dovrebbero essere cresciuti l’anno scorso del 2% o poco più, superando quota 5,8 milioni di tonnellate. La stima – contenuta nel report congiunturale di Federchimica in forma di pre-consuntivo – è stata elaborata dalla società di consulenza milanese Plastic Consult.
Il dato aggregato riflette solo in parte le dinamiche interne delle diverse famiglie di polimeri, legate a doppio filo con i settori applicativi dominanti. Così, per esempio, i consumi di polietilene a bassa densità (LD/LLDPE) hanno registrato una crescita superiore alla media (+3%) grazie al contributo positivo della quasi totalità dei settori e il traino positivo del film estensibile/retraibile. Sotto la media, invece, l’incremento registrato dal polietilene ad alta densità (HDPE), che deve imputare il +0,6% quasi esclusivamente alle esportazioni, a fronte di una sostanziale debolezza della domanda interna, fatta eccezione per tappi, chiusure e cassette in plastica.

Polipropilene, PET e PVC

Crescita di poco sopra alla media per i consumi di polipropilene (+2,6%), che mostrano tassi appena superiori nelle applicazioni di stampaggio a iniezione grazie ad auto, casalinghi e pet care, a fronte di un andamento meno brillante per alcuni tra i maggiori mercati dell’estrusione, fibre in primo luogo.
La stagione calda ha favorito le vendite di acque minerali e bevande analcoliche, spingendo così i consumi di PET (+7,4%), ma – rileva Plastic Consult – prosegue anche lo sviluppo del mercato della foglia estrusa.
Segno alterno per il PVC: il 2017 si chiude infatti con una lieve flessione dei consumi di PVC rigido (-0,7%), le cui principali applicazioni (tubi e profilati) sono state penalizzate dalla crisi dell’industria edilizia e delle costruzioni, mentre cresce – anche se di poco – il PVC plastificato (+0,7%).
Non positivo il trend del polistirene compatto, che chiude l’anno con un deludente -1,3%, in particolare nell’estrusione, dove alcuni importanti settori applicativi sono in sofferenza, per esempio foglia compatta e semiespansa per termoformatura. Anche il consumo di EPS registra nel complesso una flessione (-1,4%), legata – come nel caso del PVC rigido – alla domanda di prodotti per edilizia.

Tecnopolimeri e riciclati

Passando ai polimeri tecnici, si prospettano in crescita sia i consumi di poliammidi (+1,3%) che degli altri tecnopolimeri (+2,1%), che hanno beneficiato del forte traino dell’industria automobilistica. In leggera crescita anche la domanda di espansi poliuretanici (+0,8%), grazie all’evoluzione del mobile imbottito.
La domanda di materie plastiche riciclate da parte dei trasformatori dovrebbe essere aumentata l’anno scorso del 3% per un totale di 570.000 tonnellate (+3%), pari a circa il 9% del consumo italiano di polimeri per usi plastici. Crescita legata essenzialmente all’incremento delle poliolefine riciclate (+1%), che da sole rappresentano oltre il 70% del totale, e dal più che consistente miglioramento dell’R-PET (+8,4%), che rappresenta oltre il 22,5% del consumo di materie plastiche riciclate.

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