Anno da record per Haitian

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Un fatturato di 858 milioni di euro (+13,7% sull’anno precedente), 22.000 Mars – la best seller servoidraulica – consegnate in tutto il mondo ed esportazioni in crescita del 3,6% rispetto al 2012. Così chiude il bilancio 2013 il costruttore cinese di macchine a iniezione Haitian. L’ha dichiarato ieri Franz Helmar, membro del board e CSO di Haitian International, alla stampa internazionale, incontrata a Ebermannsdorf (Norimberga) in occasione dell’open house dedicata agli stampatori europei.

Franz Helmar
Franz Helmar

«Il 2013 è stato un anno record che si è concluso con 100.704 macchine vendute, di cui 13.446 ibride, 19.747 elettriche e 67.495 idrauliche – ha sottolineato Helmar –. Una prestazione che ci porta a uno share del 27% nel mercato globale». Presentando l’evoluzione delle vendite degli ultimi cinque anni, il CSO ha evidenziato una crescita continua, trainata dalle vendite in Cina, paese che, con un fatturato di 588 milioni di euro (+18,8% rispetto al 2012), si conferma il principale mercato di sbocco. Tiene anche l’export nel mercato europeo (24,94% del fatturato del Gruppo) sostenuto da una politica commerciale più strategica e dalla riorganizzazione della rete distributiva iniziata nel 2009, ma anche dal processo di rinnovamento della gamma, segnato sia dal restyling delle serie Mars, Jupiter e Venus, ormai alla seconda generazione, sia dal recente lancio sul mercato della nuova Zeres: la macchina ibrida che chiude il gap tra la Mars e l’elettrica Venus.

La Ibrida Iapetus per lo stampaggio di parti multimateriale
La Ibrida Iapetus per lo stampaggio di parti multimateriale

Sono frutto di questa filosofia anche il potenziamento della serie Jupiter II verso tonnellaggi ancora più elevati (su richiesta fino a 8.800 tonnellate), ma anche il lancio della nuova edizione Jupiter II High Performance e della Iapetus, una macchina bi-iniezione, nata dall’evoluzione della Mars, che secondo il costruttore potrà rendere ancor più competitivo lo stampaggio di parti multicomponente.

Steffen Franz_webFiore all’occhiello di Haitian resta l’elettrica Venus, che nei prossimi anni vuole far diventare il proprio core business in Europa. La macchina, infatti, è in linea con le richieste attuali di maggiore precisione, flessibilità e risparmio energetico. «E a tale proposito – ha dichiarato Helmar – il nostro obiettivo è di portare i consumi energetici al di sotto dei 0,1 kW/h per chilogrammo di plastica trasformata». Un altro obiettivo a medio termine è il lancio della Mercury II, previsto per il prossimo anno, una macchina che unirà ai vantaggi della tecnologia all-electric l’assenza di colonne. «La serie, che verrà assemblata in Germania, sarà costituita da parti meccaniche di provenienza cinese integrate con elettronica tedesca» ha precisato Steffen Franz, direttore tecnico di Zhafir, marchio che contraddistingue le elettriche del Gruppo.

«La nostra forza – ha ribadito Helmar – è il vantaggioso rapporto tra qualità e prezzo delle nostre macchine, che diventa un elemento decisivo per accrescere la competitività degli stampatori in questi anni difficili. Altro fattore importante della nostra politica è la capacità di offrire un prodotto standard che, vista l’ampiezza della gamma, riesce a soddisfare oltre l’80% delle esigenze tecniche richieste dalle applicazioni del mercato europeo».

Uwe Baer
Uwe Baer

Uwe Baer, direttore generale di Haitian Europe, è intervento sottolineando l’importanza strategica di alcuni paesi all’interno del mercato europeo: Germania, Italia, Russia, Repubblica Ceca e Slovacchia. «La Germania – ha precisato – ha un grande potenziale, ma il trasformatore è ancora molto legato ai marchi locali  e nutre profonde riserve verso la qualità del prodotto cinese. Per vincere la resistenza all’acquisito, in futuro ci concentreremo sui nostri punti di forza e punteremo ad accrescere la fiducia del marchio con progetti complessi sviluppati con und-user importanti come referenza».

Concludendo la conferenza stampa, Helmar ha spostato riflettori sulle sfide per il futuro del comparto dello stampaggio a iniezione. «La tecnologia – ha dichiarato – non è affatto matura. Ritengo che ci siano margini di miglioramento a livello del processo di plastificazione e che sia necessario rendere più efficienti i movimenti: un obiettivo, quest’ultimo, che si può conseguire riducendo il peso delle parti in movimento. È singolare che proprio noi che operiamo in stretto contatto con clienti impegnati nello sviluppo si soluzioni per il metal replacement non abbiamo mai pensato di sostituire alcune parti in metallo nelle macchine a iniezione. Una direzione da esplorare, per esempio, potrebbe essere l’impiego delle fibre di carbonio e l’introduzione di nuove tecnologie di azionamento». Ma questa, per il momento, è solo un’idea, della quale non resta che attendere gli sviluppi.

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