In vigore gli shopper ultraleggeri

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Foto Novamont

La legge è stata discussa in Parlamento alla fine dell’anno scorso e pubblicata sulla Gazzetta ufficiale in estate, ma fino a qualche settimana fa l’argomento è rimasto circoscritto alla cerchia degli operatori di settore. Poi – come spesso accade nel nostro paese – a ridosso dell’entrata in vigore del provvedimento, i media hanno comunicato agli ignari cittadini che dal 1° gennaio avrebbero dovuto pagare alla cassa anche i sacchetti utilizzati per confezionare ortaggi e frutta venduti sfusi, fino a oggi distribuiti gratuitamente nei banchi dell’ortofrutta.

Non è una tassa

La notizia è stata data con ampio risalto, parlando – alquanto impropriamente – di una tassa sui sacchetti. In realtà, la norma prevede che gli ultraleggeri debbano essere compostabili, con un contenuto biobased crescente nel tempo e che non possano più essere elargiti gratuitamente dai commercianti, rifacendosi – su quest’ultimo punto – a un principio espresso a livello europeo nell’ottica di ridurre il numero dei sacchetti monouso in plastica utilizzati in ambito UE. Non si tratta quindi di una tassa, perché i proventi resteranno all’interno della filiera, distribuiti secondo le consuete dinamiche di mercato tra esercenti, produttori di sacchetti e fornitori delle materie prime.

Cosa dice la legge

Le norme sui sacchetti ultraleggeri sono state pubblicate nel Decreto legge 20 giugno 2017, n. 91, (GU n. 141 del 20 giugno 2017), coordinato con la legge di conversione 3 agosto 2017, n. 123 recante “Disposizioni urgenti per la crescita economica nel Mezzogiorno” (GU n. 188 del 12 agosto 2017).
In base alle nuove disposizioni, a partire dal 1° gennaio 2018, dovranno essere biodegradabili e compostabili secondo la norma UNI EN 13432 anche i sacchetti ultraleggeri – con spessore inferiore a 15 micron – utilizzati per il trasporto di merci e prodotti, a fini di igiene o come imballaggio primario in gastronomia, macelleria, pescheria, ortofrutta e panetteria. In aggiunta, oltre a essere idonei per l’uso alimentare, questi sacchetti dovranno essere prodotti con un contenuto minimo di materia prima biobased, determinato in base allo standard UNI CEN/TS, di almeno il 40%, percentuale destinata a salire al 50% a partire da gennaio 2020 per attestarsi al 60% nel 2021.

Le sanzioni

La legge fissa anche le sanzioni, del tutto analoghe a quelle già applicate agli shopper: chi contravviene alla norma, violando anche solo uno dei requisiti cumulativi, può essere multato con un’ammenda che parte da 2.500 euro per toccare i 100.000 euro se la violazione del divieto riguarda ingenti quantitativi di borse di plastica oppure se il loro valore è superiore al 10% del fatturato del trasgressore.

E sopra i 15 micron?

Leggi l’approfondimento pubblicato su Plastix di novembre.

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